16ENNE VIOLENTATA: "IO IN SILENZIO, MIO PADRE LI AVREBBE UCCISI. I BRUTI ANCORA AI DOMICILIARI"

Notizie dalla Puglia -

«Io non dicevo niente a nessuno perché avevo paura della reazione di mio padre, che poteva andare ad ammazzare quello. Avevo paura e non ho detto niente ma stavo male, la notte piangevo sempre, io volevo che qualcuno se ne accorgesse ma quando gridavo aiuto nessuno mi sentiva». È uno stralcio del racconto della 16enne barese che sarebbe stata violentata per oltre un anno e mezzo. Ieri, su disposizione della magistratura barese, i Carabinieri hanno arrestato il 69enne Francesco Cassano e il 45enne Michele Armenise, ritenuti responsabili di numerosi, quasi quotidiani, abusi nei confronti della ragazza, perpetrati anche con minacce di morte perché tacesse.

Parlando con i magistrati, in lacrime, la 16enne parlava del più anziano dei due come un «nonno», «una persona - scrive il gip nell’ordinanza di arresto - di cui pensava di potersi fidare». Soltanto dopo la segnalazione di una vicina alla mamma della vittima, la 16enne ha raccontato quei lunghi mesi di violenze prima ai genitori e poi al magistrato della Procura di Bari, Simona Filoni, che in poche settimane ha trovato le prove della colpevolezza dei due uomini chiedendo e ottenendone l'arresto. Ai due sono stati concessi i domiciliari (che la Procura impugnerà insistendo per il carcere), nonostante lo stesso giudice nell’ordinanza evidenzi la gravità dei fatti, il pericolo di reiterazione dei reati e di inquinamento probatorio. Sul rischio di reiterazione il giudice ricorda che nel luglio scorso, come emergerebbe da una integrazione alla iniziale denuncia presentata dalla mamma della vittima, l’uomo avrebbe tentato un altro approccio con la 16enne. Negli atti il gip evidenzia anche il pericolo di coinvolgimento di altri minori.

Lo stesso Cassano, stando a quanto riferito dalla 16enne, le aveva confidato «di altri minori coinvolti in analoghe vicende a sfondo sessuale». Il gip sottolinea, infine, il pericolo che la ragazza «venga avvicinata e condizionata nel riferire fatti e circostanze diverse da quelle reali», inquinando così le prove.

 

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