ACQUE MINERALI, LA TASSA DELIBERATA DALLA REGIONE PUGLIA

Cronaca -

 

di Nino Sangerardi

Si chiama “Diritto annuo da corrispondere per attività di ricerca e coltivazione acque minerali e termali”. La Giunta regionale,pochi giorni fa, ha determinato quanto segue : per l’esplorazione bisogna pagare 60 euro a ettaro o frazione di ettaro, per la coltivazione destinata all’imbottigliamento euro 130 a ettaro o frazione di ettaro,la lavorazione  per altri usi euro 100 a ettaro o frazione di ettaro. “Altri usi” vuol dire  utilizzo al minuto delle acque minerali e/o termali alla sorgente,utilizzo delle acque minerali e/o termali nei centri termali.

Nel 2010  le ditte private sborsavano 130 euro a ettaro o frazione di ettaro per immettere acqua minerale in bottiglia,mentre quella destinata ad altri usi costava 100 euro a ettaro o frazione di ettaro. E il diritto  di indagine? Sessanta euro a ettaro o frazione di ettaro.

Importi rimasti invariati fino al 2014 e a tutt’oggi  “… nelle more di approvazione della nuova Legge”. Quando verrà deliberata dal Consiglio regionale  ? Non è dato sapere.

In  Puglia ci sono tre stabilimenti per l’imbottigliamento,le marche delle acque confezionate in numero di quattro. Il canone applicato dalla Regione è in funzione della superficie e non dei volumi emunti o imbottigliati. Duecento cinquantadue gli ettari dati in concessione, 71.529 i volumi depositati in bottiglia o estratti dal sottosuolo.

L’incasso stimato col l’attuale regola per volume di imbottigliamento è pari a zero.

Volendo stabilire una tariffa di 20 euro al metro cubo di acqua sigillata nel recipiente di plastica o vetro si ha la somma di 1.430.580,00 euro.

L’Associazione Legambiente,stante le indicazioni dell’Unione europea,ultimamente ha chiesto che le Regioni italiane “… dispongano  diversi canoni di concessione, ottenendo così maggiori risorse economiche. L’acqua è un bene pubblico e appare difficile comprendere perché le aziende imbottigliatrici paghino alle Regioni delle quote irrisorie per la superficie occupata dalla loro fabbrica e per i volumi di acqua prelevata”.

Acqua che viene venduta—rilevano i responsabili di Legambiente— come prezzo medio a 0,26 euro al litro mentre alle rispettive Regioni le imprese sborsano in media  1,1 euro ogni mille litri : cioè poco più di un millesimo di euro per ogni litro imbottigliato.

Pertanto si propone un canone nazionale per le concessioni di acque minerali pari ad almeno 20 euro a metro cubo (ossia 0,02 euro a litro inserito in bottiglia).

Ai ritmi contemporanei di prelievo gli Enti pubblici incamererebbero 250 milioni di euro a fronte di un giro di affari che si attesta sulla cifra di 2,5 miliardi di euro.   

  

 

 

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