AL “LUIGI RUSSO” UN’ASSEMBLEA STUDENTESCA PER PARLARE DI FEMMINICIDIO

Cronaca -

 

Sabato 18 novembre gli studenti dell’IISS “Luigi Russo” hanno organizzato un’assemblea diversa dalle solite. Si è parlato di violenza di genere, di femminicidio, ma anche di educazione alle emozioni, di dialogo e prevenzione. Interessanti gli interventi della dott.ssa Eugenia Policarpo del Centro antiviolenza “Il Melograno” e della dott.ssa  Rita Sarinelli dell’Associazione Progetto Donna che hanno descritto le dinamiche psicologiche e sociali legate agli atti di violenza. L’assemblea è stata anche l’occasione per confrontarsi con il dottor Piero Battipede, autore del libro “Io non ho più paura. Intuire per reagire”, un libro che vuole essere al tempo stesso strumento di riflessione, ma anche di aiuto per tutte quelle donne che non trovano il coraggio di denunciare un uomo violento.

A coinvolgere gli studenti e i docenti in modo profondamente empatico sono stati gli attori della  compagnia teatrale Grocà diretta da Elvira Spataro. Attraverso i monologhi tratti dagli spettacoli “Mai più” e “Ombre nelle stanze”, studenti e alunni si sono immedesimati in storie vere di donne maltrattate, violentate, uccise, ma anche storie di uomini carnefici e vittime della propria violenza. Il teatro come sempre ha il merito di arrivare dritto al cuore, di far sentire partecipi della vita degli altri, di smuovere nel profondo. Come ben è emerso nel dibattito, il rifiuto della violenza contro le donne deve partire da una società in cui i diritti non siano dei privilegi, in cui la parità non venga misurata sul bilancino dell’ipocrisia, in cui uomini e donne insieme sappiano riscrivere le regole della convivenza civile. I messaggi contro la violenza si moltiplicano in questi giorni, in prossimità del 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Per le vie della città sarà possibile vedere opere realizzate dagli alunni del Liceo artistico esposte nelle vetrine dei negozi. È anche questo un modo per invitare a riflettere, perché il problema potrebbe anche non riguardarci in prima persona, ma ci appartiene perché se non ricopriamo il ruolo di vittima o violento, di certo siamo madri, padri, figli, figlie, futuri genitori o educatori che devono compiere una rivoluzione culturale contro quelli stereotipi di genere che costituiscono l’humus più adatto al proliferare della violenza.    L.T.

 

 

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