BOCCUZZI, DIRETTORE DEL FITD: "LA CRISI? IL PROBLEMA È IL MERCATO, NON LE BANCHE"

Cronaca -

di Myriam Di Gemma
Come si è evoluta la disciplina in ambito bancario dopo la crisi finanziaria? A parlarne in una serata organizzata dal Rotary Club Bari Sud, un ospite d'eccezione.
E' introdotto dal presidente del Rotary Club Bari Sud, Nicola Nuzzolese: Giuseppe Boccuzzi, direttore generale del FITD (Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi) giunto da Roma appositamente per l'incontro.
"E' doveroso - introduce Boccuzzi - richiamare il ruolo rilevante della banca nel contesto economico e sociale, soprattutto in un sistema bancocentrico come quello italiano. Stiamo vivendo momenti di grandi cambiamenti e le banche ora sono soggette a nuove regolamentazioni e sfide di mercato che richiedono modifiche nei modelli di business. In particolare, sono importanti quelle provenienti dalle innovazioni tecnologiche con cui il sistema bancario deve necessariamente confrontarsi."
Tutto nasce con la crisi finanziaria, su cui Boccuzzi esplica in maniera eloquente una sintesi chiara finanche ai "non addetti ai lavori". Essa si verifica a livello globale, provocando devastanti dissesti a catena, nel periodo 2007 - 2009 (la cosiddetta prima fase). "Ed è stata - spiega Boccuzzi - una crisi sistemica, tant'è che in alcuni Paesi, le banche in crisi erano di dimensioni tali da superare le stesse dimensioni dei bilanci statali, come per esempio in Irlanda e in Islanda. Con i bail - out, si sono attuati interventi statali di salvataggio per le banche troppo grandi e complesse, che non potevano essere lasciate fallire".
Ma a quanto ammonta il costo degli interventi pubblici in Europa dal 2007 al 2013? Il bail - out complessivo in 13 Paesi dell'Ue è di oltre 677 milioni di euro, di cui solo in Germania spesi 247 miliardi di euro, e nel Regno Unito 163 miliardi di euro. In Italia il bail-out è costato poco più di 4 miliardi di euro. E' la Francia che ne ha sostenuto un costo minore con oltre 2 miliardi e mezzo di euro.
"Nella seconda fase della crisi- continua il direttore generale FITD - cioè quella che va dal 2011 al 2012, la crisi si estende ai debiti sovrani di molti Paesi, soprattutto dell'Eurozona".
S'innesca così un circolo vizioso tra rischio bancario e rischio sovrano nei Paesi più deboli ossia "con il supporto dei Governi alle banche - precisa Boccuzzi - si indebolisce la posizione di bilancio dei Governi, i cui titoli sono sottoscritti dalle banche e il relativo rischio è trasferito sul bilancio delle banche stesse".
In Italia, il quotidiano "Il Sole 24 Ore" del 10 novembre 2011, titola così l'apertura della prima pagina: "Fate presto", con un carattere tipografico tipicamente utilizzato per notizie importanti. Boccuzzi ricorda lo stesso carattere tipografico cubitale stampato sui quotidiani quando ci fu il terremoto in Irpinia. "Si trattò della stessa gravità - rincara Boccuzzi - e l'articolo del Sole 24 Ore sollecitava la necessità di iniziative per fronteggiare la crisi".
In tali critiche circostanze, la Banca Centrale Europea si è impegnata a fare quanto necessario "whatever it takes" per preservare l'euro, consentendo il ripristino di meccanismi di trasmissione della politica monetaria e di condizioni di stabilità nell'Eurozona. Grazie alle interconnessioni finanziarie, il problema di un singolo Paese, diventa un problema europeo.
Boccuzzi sottolinea gli effetti negativi sul sistema bancario della lunga recessione economica, iniziata prima della crisi finanziaria: in Italia, il PIL nel 2009 raggiunge il suo minimo storico a -6%, due punti in più rispetto al PIL complessivo dell'Eurozona.
Nel 2014 il tasso di disoccupazione è quasi il 15% comparato a quello complessivo dell'Eurozona con il 12%. Ed infine, dal 2013 fino al 2017, il rapporto tra debito pubblico e PIL, si attesta al 133%.
Eppoi c'è il problema dei "non performing loans" ossia dei crediti deteriorati. Il confronto europeo è negativo per l'Italia. Nell'UE i NPE (non performing exposures) ammontano complessivamente a 795 miliardi di euro, di cui 199,7 miliardi sono solo dell'Italia.
Di seguito, i punti "no" del sistema bancario italiano secondo Boccuzzi: come è stato anzidetto, l'Italia detiene il primato dei crediti deteriorati in UE; i price book sono molto bassi; ci sono fattori di criticità connessi al modello di business che andrebbe ripensato; persiste una difficoltà sia nel processo di dismissione dei crediti in sofferenza sia nel realizzare operazione di aggregazione, tra le quali Boccuzzi non dimentica, in alcuni casi specifici, la necessità di aumenti di capitale e il connesso rischio di mancato collocamento. Infine, rimarca l'indubbia riduzione della redditività del settore, causato da: elevati costi del rischio, elevata incidenza di costi operativi e riduzione degli spread bancari.
Sono state 12 le crisi bancarie in Italia dal 2014 finora. E a sostenerne i costi, sono stati: gli azionisti e gli obbligazionisti subordinati; gli interventi esterni privati come l'Atlante e lo schema volontario del FITD; l'intervento statale, che ha fornito supporto nella forma della ricapitalizzazione precauzionale e della concessione di garanzie nella liquidazione ordinata, nonché l'intervento del FITD per la copertura dello sbilancio di attività e passività di una piccola banca. Va evidenziato come, per il ristoro delle obbligazionisti subordinati incisi dai provvedimenti di risoluzione del 2015, sia stato istituito il fondo di solidarietà, la cui gestione e alimentazione sono state assegnate per legge al FITD.
Ed ecco uno sguardo alla riforma della regolamentazione: rafforzamento delle regole prudenziali e introduzione di regole efficaci per la gestione delle crisi bancarie - "per evitare - precisa Boccuzzi - che il costo delle insolvenze bancarie ricada sui contribuenti".
Non è semplice fare paragoni della crisi attuale con quelle precedenti, perché ogni crisi ha la sua peculiarità. Ma ciò che importa è la memoria, cioè trarre lezioni di insegnamento da quei fenomeni di crisi."
Nella riforma della regolamentazione prudenziale - continua Boccuzzi - non abbiamo ancora completato l'applicazione di Basilea 3 (ossia rafforzamento dei requisiti patrimoniali, contenimento del leverage, requisiti di liquidità, revisione dei requisiti di informativa al mercato e requisiti aggiuntivi per banche a rilevanza sistemica) che è stata già proposta Basilea 4, la quale prevede l'introduzione di limitazioni all'utilizzo dei modelli interni basati sui metodi standardizzati e l'innalzamento del requisito del leverage. L'accordo sulle nuove regole prudenziali è stato raggiunto il 7 dicembre 2017. Ulteriori requisiti per le banche sono costituiti dal MREL per tutte le banche e dal TLAC per le banche sistemiche. La proposta della Commissione europea, per integrare il requisito TLAC con il MREL, previsto nella regolamentazione europea, dovrebbe essere approvata a breve.
Nella gestione della crisi si apre un nuovo scenario: dal "bail-out" si passerà al "bail-in" ossia i costi della crisi bancaria verranno ripianati dagli azionisti e creditori. E Boccuzzi sottolinea che i depositi al di sotto dei 100mila euro sono protetti.
Ma lo stesso relatore solleva un quesito importante: siamo certi che il bail-in funzioni? E' lo strumento più appropriato per fronteggiare la crisi?
Nell'Eurozona intanto si fa strada un nuovo assetto istituzionale. Il suo nome e cognome è Unione Bancaria. In cosa consiste? La costruzione si basa su tre pilastri quali l'autorità unica di vigilanza europea, l'autorità unica di risoluzione delle crisi con l'istituzione dell'apposito Fondo unico e il sistema accentrato di garanzia di depositi.
E anche qui Boccuzzi solleva il dubbio: l'Unione Bancaria sarà una costruzione solida nel tempo? Ma soprattutto funzionerà davvero? "E' indubbio - aggiunge il direttore del FITD - che dovremmo fare un salto di qualità in tal senso, perché è un problema europeo. Purtroppo l'iperattivismo regolamentare potrebbe essere inefficace: chi ci garantisce che nuove e maggiori regole migliorino le situazioni bancarie?"
Il relatore conclude con una lista di questioni tuttora aperte. Per esempio, come gestire la crisi delle banche di piccole dimensioni? Perché una piccola banca in crisi deve essere necessariamente liquidata? E sottolinea la mancanza di un backstop pubblico.
"L'unico obiettivo comune - dice Boccuzzi - è costruire un'Europa più vicina ai cittadini e ai loro bisogni".
Al termine, una serie di osservazioni e domande dal pubblico.
Secondo l'ing. Brancale, gli economisti non hanno previsto l'arrivo preciso della crisi e la crescita dei titoli derivati, detti anche titoli tossici, non si è mai arrestata. La finanza dovrebbe essere al servizio dei cittadini e della società tutta, ma a conti fatti non avviene.
Nicola Ettori, esperto finanziario: "Esiste un'etica della finanza che detiene valori nobili. Riguardo i titoli derivati, a mio avviso, non bisogna demonizzarli. Sono operazioni importanti".
Il professor Sabino Fortunato, docente universitario: "Attenti al populismo bancario che ha imposto il bail - in in Europa. Anche il nostro Governo è annebbiato da questo populismo che mina la stabilità e la credibilità delle istituzioni bancarie. Tale populismo non riesce a distinguere i profili di responsabilità dei cattivi gestori (che vanno normalmente perseguiti), dai profili di continuità dell'attività bancaria che deve essere assicurata per motivi di ordine pubblico". Fortunato aggiunge: "Non riusciremo a risolvere i problemi con più regole. Per esempio, in Francia hanno introdotto la disciplina di un mercato non autoregolamentato. In parole più semplici, hanno inventato una società per azioni semplificata, per sfuggire alla massicia nuova regolamentazione".
Boccuzzi interviene scettico: "Oltre alla semplificazione delle regole, occorre anche semplificare l'assetto delle autorità."
Orazio Santoro, consulente finanziario chiede: "Cosa ha fatto negli ultimi 3 anni il Fondo Interbancario di Tutela e Depositi sul piano della comunicazione verso il pubblico retail durante il periodo di crisi bancaria?"
"Il piano di comunicazione - risponde Boccuzzi - verso il pubblico dei piccoli depositanti è al centro di un'azione articolata. Ci stiamo impegnando nella realizzazione di un progetto di 'public awareness': si tratta di qualcosa in più della trasparenza, per rendere partecipi e consapevoli i cittadini. Noi veniamo da una tradizione diversa: le banche le abbiamo salvate. In Italia le banche in realtà non sono mai fallite, perché ne abbiamo garantito la continuità con la cessione di attività e passività".
Una nuova domanda per Boccuzzi: "Come mai determinate banche (che a livello locale hanno avuto enorme supporto, nonostante la supervisione della Banca d'Italia) stiano tuttora attraversando momenti di grande incertezza?"
"Non sono in grado - ossserva il direttore del FITD - di rispondere su situazioni specifiche di singole banche. Nel nostro Paese, abbiamo banche solide e sane. Uno dei problemi riguarda la valutazione delle banche da parte del mercato che si esprime nel cosiddetto 'price book': è un problema di mercato e NON di crisi bancaria".
Marco Jacobini, presidente della Banca Popolare di Bari: "La nostra banca conta oltre 70mila soci e, per noi il risparmio è sacro. Per fare questo mestiere - rimarca Jacobini - bisogna avere tassativamente delle regole. E ricordiamoci: non è il patrimonio che dà le garanzie, anzi proprio il patrimonio può diventare un freno. Ora il mercato è diverso, e bisogna adeguarsi assolutamente ad esso, altrimenti si è fuori".

 Nella foto di apertura al centro  Giuseppe Boccuzzi, direttore generale del FITD accando al presidente del Rotary Club Bari Sud, Nicola Nuzzolese.

Nella seconda foto a sinistra il presidente della Banca Popolare di Bari Marco Jacobini; il presidente del Rotary Nuzzolese e Giuseppe Boccuzzi.

Nella terza foto, il tavolo della presidenza.

Galleria fotografica: 

 

Per commentare accedi con i tuoi dati, se non sei registrato puoi farlo qui.

Monopolipress.it - Testata giornalistica on line registrata al tribunale di Bari il 19-11-2012 - Nr. R.G. 2676/2012 - Num. Reg. Stampa 43
Direttore responsabile Ruggero Cristallo, Ass. culturale Talento Inedito Editore C.F. 93449380729 - Contattaci - redazione@monopolipress.it
      
Powered by ActiWeb