ESTETISTA UCCISA A MOLA, IN CELLA 4 ANNI. I LEGALI FANNO CAUSA A WIND3 PER I TABULATI

Cronaca -

Intenteranno una causa per risarcimento danni nei confronti della compagnia telefonica 'Wind3' i difensori di Antonio Colamonico, assolto ieri dalla Corte di Assise di Appello di Bari - dopo quattro anni e mezzo trascorsi in carcere - dall’accusa di aver ucciso la sua ex compagna, l’estetista Bruna Bovino, il cui corpo fu trovato semicarbonizzato e con diverse ferite provocate da forbici, nel dicembre 2013, nel centro estetico che gestiva a Mola di Bari, a circa 20 chilometri dal capoluogo pugliese.

Secondo gli avvocati Massimo Roberto Chiusolo e Nicola Quaranta, l’errore nell’individuazione di una cella telefonica sarebbe stato determinante per la ricostruzione dei tempi dell’omicidio fatta dalla Procura e posta a fondamento dell’arresto di Colamonico, che in primo grado era stato condannato a 25 anni di reclusione.

I pm ritenevano che la donna fosse stata uccisa alle 17, mentre invece un testimone, un commerciante amico della vittima, ha sempre sostenuto di averla vista viva poco dopo le 18, orario in cui Colamonico era ormai a Polignano, a circa 37 chilometri da Bari.

 Stando alle informazioni sui tabulati inizialmente fornite dalla compagnia telefonica, il testimone a quell'ora si trovava a 20 chilometri di distanza e quindi le sue dichiarazioni erano state ritenute inattendibili, rafforzando l’ipotesi accusatoria e i sospetti su Colamonico. In realtà una perizia tecnica disposta nel processo di secondo grado, su richiesta delle difese, ha accertato l’errore causato dall’omonimia di due strade, dimostrando che il telefono del testimone, dopo le 18, agganciava effettivamente una cella telefonica non lontana da Mola. I legali annunciano che aspetteranno le motivazioni della sentenza per poi procedere alla richiesta di risarcimento.

 

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