EX CEMENTERIA, MANISPORCHE: IL SINDACO E' ANCORA TRANQUILLO?

Cronaca -

Riceviamo da Manisporche:

Dove eravamo rimasti?

Prendiamo in prestito le parole da Portobello, la storica trasmissione della Rai condotta da Enzo Tortora. Al suo ritorno in Tv, nel 1987, dopo la piena assoluzione dall'accusa di collusione con la camorra, Tortora esordì con la breve domanda, pensando fosse giusto riannodare la pellicola dei fatti.

Qui siamo in un altro tempo e raccontiamo una storia tanto diversa ma che vede ugualmente cittadini e tecnici rivendicare ascolto dall'autorità cittadina.

Oggetti del contendere sono l'area a ridosso dell'ex Italcementi di Monopoli e la riorganizzazione dell'intera importante superficie portuale.

Rileggendo la storia attraverso i titoli dei giornali locali, si sarebbe portati a pensare che quella ingaggiata da Romani e compagni, sia stata una strategia raffinatissima nel demandare la progettazione dell'intera area (compresa la parte più cospicua appartenente alla città) alla società privata di Leonardo Marseglia (il patron degli Oleifici Italiani, dell'Ital Green e della Ital Bi Oil, quelli che di notte emettono ogni sorta di fumi e di cattivi odori e per cui non si è dato ancora avvio ad alcun serio monitoraggio ambientale) e dei costruttori Licci e Fortunato, con un affrancamento da responsabilità e da oneri economici.

Il lettore medio, infatti, vi ha intravisto sbocchi occupazionali e risparmi per il Comune. Non ha capito neanche bene quanta cubatura verrebbe edificata né tanto meno ha avuto sentore di essere stato del tutto bypassato nell'esprimere, di diritto, un suo parere. In fondo le donne e gli uomini che abitano una città, sanno di essere difesi dal loro primo cittadino. Ripongono in lui grande fiducia. Sono tranquillamente convinti che l'impegno e il senso di responsabilità di un amministratore non possono andare contro il bene comune.

Ma su questo importante processo pianificatorio, qualcosa non è andato per il verso giusto.

Sono trascorsi mesi, da quando politici appartenenti alla minoranza consiliare soprattutto di quella posta a sinistra, architetti locali e docenti universitari hanno sentito di dover dare il loro contributo di idee e di competenze. La partecipazione, recepita e formalizzata dai legislatori regionali da oltre un decennio, è divenuta una pietra miliare non solo degli stili di pianificazione urbanistica ma in generale dell' organizzazione sociale delle comunità municipali. Che piaccia o no al sindaco Romani, è nell'ordine liberale e democratico della società che ogni singolo possa sentire il diritto e il dovere di assumersi la propria responsabilità nella realizzazione di un ambiente di vita migliore. Questo va oltre il semplice esercizio del voto. Solo nei regimi autoritari si considera la partecipazione dei cittadini una minaccia.

In campo contro questi donchisciotte, che continuavano in direzione ostinata e contraria a sforzarsi di mostrare un'altra idea progettuale sull'area del porto, si sono mossi personaggi di punta del mondo dei media, oltre, naturalmente, alle truppe alleate del Sindaco.

In questo clima dalle atmosfere un po' opache, ha fatto il suo ingresso la pagina locale del quotidiano La Repubblica, che con 3 successivi articoli a firma del giornalista Antonello Cassano, ci ha voluto vedere chiaro. L'ultimo, in ordine di tempo, è quello di martedì 28 novembre. Si riporta una sintesi dei fatti riguardanti l'area del porto a partire dagli anni Cinquanta, un report sull'esito del primo incontro dell'accordo di programma e a chiudere lo sfogo del sindaco Romani.

Lo sfogo nasce in risposta alle valutazioni negative avanzate dal dottor La Rocca, direttore della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Bari, al progettto della società SoleMare, che si vanno ad affiancare alle perplessità mostrate dall'Autorità Portuale. La Soprintendenza osserva che il progetto è distonico con la storia urbanistica e con la tradizione culturale di Monopoli e che gli edifici di oltre 5 piani devono essere ridimensionati. Le cubature previste in contrada Lamalunga sono di forte impatto ambientale con un'eccessivo consumo di suolo in una zona di pregio per la presenza di ulivi monumentali e di masserie storiche. L'autorità Portuale pensa che la strutturazione di quell'area, così come è stata pensata dall'ufficio di progettazione dell'architetto spagnolo Oriol Capdevila, possa essere conflittuale con le attività del porto.

Sarà ingenuo, ma il comportamento più naturale che ci si aspetterebbe da un qualsiasi primo cittadino, sarebbe stato innanzitutto quello di capire i rilievi posti durante la seduta dell'accordo di programma, e in un secondo tempo rivedere la propria posizione. Davvero il sindaco Romani si sente tranquillo nel continuare a sostenere a ogni costo le esigenze della società privata? Davvero col suo comportamento pensa di consegnare alle generazioni che verranno, una zona qualitativamente rilevante e bella? Davvero non lo anima alcuno scrupolo nel non aver compiuto gesti significativi a protezione del bene pubblico?

Da un Sindaco ci si aspetta uno stile di potere che sia non solo di competenza ma soprattutto di integrità morale.Ci si aspetta un uomo che sappia allargare a dismisura gli orizzonti, che tiri fuori ed esili il provincialismo che si annida in ognuno di noi, che sappia porre un freno alla cannibalizzazione del territorio, che sorvegli attentamente le colate di cemento che si allargano a macchia d'olio stravolgendo il profilo della zona urbana e del contado.

Per ora attendiamo l'evoluzione dei fatti, conservando la speranza che al più presto si possa porre fine al cataclisma ambientale e metodologico che ci attanaglia, riconquistando la capacità di guardare oltre noi stessi, di uscire dalle case per riappropriarci della città, della terra, della nostra identità, dei rapporti con le persone, in una collaborazione che arricchisca la nostra umanità.

 Manisporche

 

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