IL BARONE COLUCCI: SBAGLIAMO SULL'IMMIGRAZIONE, ECCO PERCHE'

Cronaca -

di Vitantonio Colucci*

Il fallimento delle politiche sulle immigrazione attuate negli ultimi anni dal Governo italiano può essere sintetizzato in una cifra: 1,7 miliardi. E’ l’ultimo dato (2016) sulla spesa che lo Stato italiano ha dovuto affrontare per l’accoglienza dei migranti sul nostro territorio. La Corte dei Conti ha puntualizzato, nella sua ultima relazione, che  l’Unione Europea, per la stessa annualità, ha contribuito con finanziamenti per appena 46,8 milioni che rappresentano soltanto il 2,7% rispetto all’onere gravato sul bilancio dello Stato. A questo deve aggiungersi che per il Paese il costo delle mancate ricollocazioni di migranti negli altri Stati europei, alla data del 15 ottobre 2017, ammonta a non meno di 762,5 milioni.

Sono numeri importanti, che rappresentano in modo lampante il fatto che i fenomeni migratori ricadono prevalentemente sulle spalle della nostra Nazione. Dimostrano l’indifferenza dell’Europa al problema, che si traduce non solo in scarsissime o addirittura in nessuna erogazione di fondi, ma anche e soprattutto nella volontà politica di relegare all’Italia la gestione di un problema così complesso.

E così, mentre Francia e Germania chiudono le frontiere, il canale di Sicilia rimane aperto  ai sogni di disperati che affidano le loro speranze ad un barcone. Sulle onde del nostro mare arrivano centinaia  di imbarcazioni, animate da migliaia di migranti che presto diventano naufraghi. O perché le loro misere navi colano a picco; o perché qualcuno costringe loro a lanciarsi in acqua volontariamente per assumere lo status di naufraghi. E la legge del mare in questo è molto chiaro: chiunque deve essere salvato, se si capta una richiesta di soccorso.

E’ ovvio che sono in centinaia a perdere la vita in mare: anche se fosse solo un morto a causa di un errore della politica è inaccettabile, è discorso moralmente corrotto. E’ un grido di dolore che giunge al nostro cuore dalle profondità degli abissi.

Chi è salvo dev’essere identificato. Spesso quando giunge nei centri di accoglienza non ha una identità. Non ha un nome. E se lo ha, ha comunque interrotto la storia con la sua famiglia, con la sua gente, con il suo popolo, con il territorio che Dio, Creatore, gli ha assegnato come suo. Senza Patria, senza famiglia e senza amici, generalmente il migrante finisce per perdere la sua identità, e spesso per delinquere. Del resto, chi non ha identità finisce per nascondersi. Chi non esiste deve trovare una ragione  per vivere, per nutrirsi, per andare avanti. E spesso lo fa rubando, uccidendo, rapinando, stuprando.

Il successo elettorale della Lega di Matteo Salvini, non è un caso, rende piuttosto chiaro il pensiero che anima le menti degli italiani. Che non sono razzisti: piuttosto sono stanchi. Stanchi di vedere centinaia di migranti morire nel canale di Sicilia, e non solo. Stanchi di vedere migliaia di persone bivaccare senza meta nelle loro strade. Stanchi di vedere le loro case assalite. Stanchi di vedere la loro sicurezza, i loro sacrifici svanire nel nulla. Infine, stanchi di  di vedere i propri figli senza un lavoro e assistere, al contempo, all’erogazione di miliardi di euro per affrontare un problema migranti che non è nostro, tra l’altro mal gestito.

Sarebbe finalmente il caso di rendere onore ai nostri Caduti, coloro che sono morti per difendere la civiltà della  nostra Nazione, del nostro Stato e non con ipocrite corone di alloro, quanto piuttosto affrontando una volta per tutte il problema dell’immigrazione con decisione e coraggio. L’umanità, le regole, la volontà del creato  prevede che tutti gli esseri viventi meritino rispetto, amore, calore, aiuto. Dunque: aiutiamo chi soffre nella propria Patria, costruiamo insieme a lui percorsi di ricchezza nella sua terra. Ma, per il momento, chiudiamo il canale di Sicilia alla disperazione, alla morte. Con un blocco navale militare, con la cooperazione Europea, ove possibile, e  con gli Stati che si affacciano al di là del nostro mare perché fermino i barconi agli ormeggi. Costringendo l’Europa ad assumersi una volta per tutte la propria responsabilità , fermando la corruzione e togliendo ossigeno ai mercanti di uomini, che spesso hanno i colletti bianchi. E prevedendo che, in un breve arco di tempo, chi si trova sul territorio italiano senza un permesso, senza un lavoro  sia rimandato nel suo territorio di origine. Uno stato civile, come quello Italiano, non affronta i problemi con improvvisazione che crea più danni che bene.

*Barone, imprenditore, fondatore della Plastic Puglia.

 

 

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