IL PROF. ANGELO VACCA:”MI CANDIDO A RETTORE PER RENDERE L’UNIVERSITA’ DI BARI PiU’ ATTRATTIVA IN ITALIA E NEL MONDO”

Notizie dalla Puglia -

di  Myriam Di Gemma

 Ben venga lo ‘stage’ all’estero per migliorare le competenze, e acquisire nuove metodiche di ricerca e nuovi metodi scientifici. Purché i cosiddetti  “cervelli in fuga” ritornino in patria, per donare il proprio know-how alla terra natìa. Perché la vera sfida, non è andarsene. Ma restare. E con amore e dedizione, donare la propria professione alla società.

E’  quello che ha fatto un medico, ricercatore, scienziato, docente universitario, già pro- Rettore dell’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari. Voleva fare il medico sin da giovane. E ci è riuscito. Si è specializzato all’estero ma poi è tornato nella propria terra, per dare il suo contributo professionale. Nonostante le allettanti proposte ricevute fuori Puglia, ha deciso fortemente di restare a Bari.

Stiamo parlando del professor Angelo Vacca, barese, da oltre 30 anni si dedica con passione e alta competenza alla sua poliedrica attività professionale a Bari.

DOMANDA : Professor Vacca, dallo scorso 2 ottobre, si è dimesso dalla carica di pro – Rettore. Ci spieghi i motivi.

RISPOSTA: Ho rassegnato le dimissioni come Prorettore Vicario perché intendo candidarmi alla carica di Rettore alla prima tornata il prossimo marzo 2019 e ritengo sia moralmente doveroso partecipare alla competizione elettorale in condizioni di assoluta parità rispetto agli altri candidati.

Come funzionano le votazioni nelle Università?

Hanno diritto al voto: docenti ordinari, associati, ricercatori, il personale tecnico – amministrativo, i Collaboratori, Esperti Linguistici e gli studenti.  L’Università degli Studi di Bari è dotata di 23 Dipartimenti, presso cui vi sono quasi 3000 votanti, distribuiti tra docenti e personale su Bari, Brindisi, Taranto e Lecce.

E’ stato all’estero, per la preparazione medico – scientifica al “Ludwig Institute for Cancer Research of Lausanne” in Svizzera. Ci racconti in sintesi il suo curriculum.

Dopo Losanna, nonostante ebbi la proposta di restare, decisi di tornare in Italia. Fui assunto all’Università di Bari come tecnico laureato; in seguito, vincitore del Dottorato di Ricerca in Immunologia Clinica. Dopodiché ho conseguito  la specializzazione prima in Ematologia Generale e poi in Medicina Interna. Sono fiero di dire di essere stato assistente del professor Dammacco,che ritengo essere il mio Maestro. Nel 1992 ho conseguito il titolo di professore associato di Medicina Interna, e all’età di 46 anni il titolo di  professore ordinario di Medicina Interna. E’ stato un record, in quanto intensa è stata l’attività scientifica e professionale. I miei genitori erano impiegati pubblici, e non è stato affatto semplice inserirmi nel mondo accademico. La carriera universitaria è frutto di tanti sacrifici e tanta passione per il mio lavoro.

Nel 2005, sono diventato professore ordinario primario dell’UOC (Unità Operativa Complessa) di Immunologia e Allergologia Clnica. E dal 2010 sono Direttore della Medicina Interna “Guido Baccelli”. Sono stato inoltre presso l’Ateneo, Delegato alla Ricerca, e insegno “Clinica Medica” agli studenti del sesto anno nel corso di laurea di Medicina e Chirurgia dell’Università degli studi di Bari. Numerose sono state le occasioni per svolgere le attività di ricerca fuori dalla mia regione. Ricordo con molta soddisfazione, l’offerta dall’Humanitas di Rozzano (Mi) come Direttore della Medicina Interna, rimpiazzando il prof. Podda andato in pensione. Fui chiamato in base al mio profilo di immunologo clinico e l’offerta economica fu davvero importante. Però rifiutai, scegliendo, seppure con uno stipendio minore, di restare nella mia città, al servizio dei miei concittadini.  

Come e quando nasce la passione di fare il medico?

E’ una passione nata mentre ero studente al liceo. Mi appassionava conoscere in che maniera il nostro organismo potesse difendersi da virus, batteri e miceti attraverso le proprie cellule. Mi piaceva studiare i meccanismi della risposta immunitaria dei linfociti e dei macrofagi . E, dopo la maturità, mi sono iscritto alla Facoltà di Medicina.

 Perché ha deciso di candidarsi?

Desidero dare un contributo importante alla mia Istituzione Universitaria e alla mia terra. Ho ricevuto tanto dalla mia Università. Ho avuto la possibilità di lavorare in maniera adeguata, perché abbiamo ricevuto fondi per i progetti di ricerca proposti e approvati. E ora vorrei restituire tutto quello che ho imparato. Il mio patrimonio da accademico, da medico e da ricercatore è a disposizione della mia Università. L’obiettivo è aiutare la mia istituzione a potenziarsi ulteriormente e a progredire diventando sempre più competitiva e attrattiva a livello nazionale ed internazionale.

Lei ha avviato un programma di Telemedicina, primo a livello nazionale e si chiama “Telemielolab”. In cosa consiste?

E’ un programma che ho redatto personalmente, ed è stato approvato dalla Regione Puglia e consiste nel controllo a distanza, dei pazienti con mieloma multiplo. La trasmissione dei dati indicativi della malattia avviene direttamente dal domicilio del paziente al nostro centro e laboratorio. E’ il primo, e finora unico, avviato in questo ambito, a livello nazionale.

Cosa propone con il suo programma elettorale?

Innovazioni e potenziamento nella didattica, ricerca, internazionalizzazione, e-learning e telemedicina. Ma propongo anche di incrementare le “Global thesis”, i “Visiting professors”, l’Erasmus. Intendo dare un posto prioritario al centro “Placement”, non trascurando il centro di Orientamento. A mio avviso, occorre migliorare anche le foresterie per i fuorisede, ma intendo anche proporre agli enti locali di migliorare anche le cosiddette ‘facilities’ in città. Ossia migliorare tutte quelle infrastrutture atte a consolidare le opportunità sociali dei nostri studenti e visiting professors. Spesso accade, che durante la scelta della sede universitaria, i giovani possano optare per una città migliore non solo dal punto di vista occupazionale, ma anche dal punto di vista della qualità della vita. Ecco, voglio fortemente che i ragazzi potenziali studenti del nostro Ateneo, scelgano le nostre città: Bari, Lecce, Taranto, Brindisi.

Per quanto riguarda la didattica, occorre creare nuovi corsi di studio che siano trasversali e che coinvolgano sempre più discipline. L’internazionalizzazione è sempre più strategica: incrementare dunque i corsi di studio in lingua inglese, poiché è la lingua più diffusa a livello mondiale. Avvalersi poi dell’insegnamento ICT (Information Communications Technology)  è fondamentale nell’ambito di ogni disciplina. Riguardo la ricerca, io mi sono impegnato dal 2011 al 2014 per la VQR (Valutazione della Qualità della Ricerca) e in questo Ateneo è stata riscontrata una ampissima partecipazione dei docenti (circa il 95%). La VQR è uno degli indicatori ministeriali che ci rendono orgogliosamente competitivi a livello nazionale ed internazionale.  Come quota premiale della ricerca, tale parametro, a mio parere, deve essere perseguito e coltivato ulteriormente. Inoltre, sempre nell’ambito della ricerca, occorre potenziare i dottorati innovativi nel contesto del progetto “Marie Curie”.

 

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