MANISPORCHE: E' GIUNTO IL MOMENTO DELLE SCELTE. MONOPOLI PUO' CAMBIARE

Politica -

Riceviamo da Domenico Sampietro, del Movimento Manisporche:

E’ innegabile che la bocciatura ricevuta dalla SoleMare in Accordo di Programma rappresenta una ferita gravissima a un intero modo di intendere la politica e le relazioni ad essa connesse. 

Da una mattina di metà novembre, il progetto che doveva essere il fiore all’occhiello, la cartina di tornasole di dieci anni di governo della città, cambia irrimediabilmente e in maniera drastica, dopo averne evidenziato errori, superficialità ed omissioni. Non è solo una batosta per la SoleMare, ma è una ferita alla dinamica politica che ha guidato il privato fin lì, e arriva in modo balordo e stonato. A cadere non è il progetto, ma la strafottenza politica che lo aveva accompagnato, per cui pur di fronte ad evidenti dati storico-urbanistici e a dubbie interpretazioni, tutto diventava possibile… bastava che la politica non si esprimesse mai. 

Non si è espressa nello “scegliere” (ammesso che scegliere fosse opzione possibile) sui 10.000 metri quadrati in più concessi al privato; non si è espressa sull’utilizzo migliore cui destinare le aree non interessate da edifici residenziali alti 7 piani, che tornavano nella disponibilità di Comune e Autorità Portuale; non si è espressa sulla delocalizzazione a Lamalunga di una struttura turistico-ricettiva, con un PUG che prevede altre aree destinate a tale finalità urbanistica. 

A fronte di tanta esasperazione e delirio di onnipotenza, spinti fino a richiedere un Accordo di Programma il cui assioma di base è il “tutti d’accordo altrimenti non si fa nulla”, alcuni enti coinvolti hanno svolto il proprio naturale compito, chiedendo prima di approfondire le carte e poi di rivedere completamente il progetto.

Tale novità ha contenuti molto rilevanti anche in termini più strettamente politici, perché sancisce, quasi per consunzione, la fine di un’era: quella dei dieci anni di Romani, della politica a servizio del privato e delle sue “magnifiche sorti e progressive”, dimenticando che c’è sempre un privato più potente a cui rispondere e che, senza interventi, la legge economica diventa inevitabilmente spietata. 

Finisce l’era della politica del “mediocre vigile urbano”, che è tanto apparentemente efficace quando lancia l’onda lunga del privato, quanto sterile e inefficace quando deve sedersi a un tavolo e dare un’impostazione. Perché non lo sa fare, e deve suggerirlo qualcun altro cosa fare.

Soprattutto gli ultimi anni dell’amministrazione Romani sono stati una scarna fotografia e istituzionalizzazione del presente. Succede nel PZA (Piano di Zonizzazione Acustica) dove, invece di affrontare la questione, si richiama la carenza della devoluzione dei fondi per giustificare un’insensata inerzia amministrativa, senza alcuna visione prospettica. Succede con il sistema dei trasporti, che viene lasciato sospeso tra strisce blu, parcheggi inesistenti e parcheggi che verranno (e quelli che verranno, come nel caso di Via Marconi, saranno degli scempi). Succede con il monitoraggio ambientale che non parte perché “i soldi li troviamo, ma i tempi non ce li facciamo dettare da nessuno” e nemmeno dai cittadini che, a gran voce, hanno detto che hanno paura. Succede con i rifiuti, che cinque anni fa erano la pietra dello scandalo e, oggi, sono oggetto di un appalto plurimilionario assegnato e di una differenziata che non parte a regime neanche in città, mentre l’ecotassa non si schioda dai 25,82 euro/ton. Roba da pura miopia politica. 

E invece, la clamorosa e imprevista bocciatura della Soprintendenza ha rotto l’incantesimo. 

Ha scoperchiato il vaso di Pandora. Ha agitato i dubbi.

E se non fosse così? E se avessimo esagerato nel credere che lasciar fare tutto, ma proprio tutto, al privato fa rientrare “nell’affare” anche il cittadino? E se la politica avesse come prerogativa principale quella di essere arbitro degli uomini, e dare indirizzi, linee guida, contemperare gli interessi pubblici e privati, se del caso incazzarsi per difendere cittadini e categorie produttive che santi in paradiso non ne hanno?

Nella complessa storia della ex-cementeria è stato fatto di tutto per farci passare come coloro che non volevano la riqualificazione dell’area. Se questa ridicola idea non è passata, è perché l’abbiamo combattuta a suon di disegni (presentati anche se i tavoli di partecipazione non c’erano), analisi, controproposte che prevedevano tratti di cesello persino più moderni di quanto previsto dal progetto della SoleMare. Se si è arrivati a Capdevila, e Capdevila a immaginare una “finta” rambla, è perché abbiamo continuamente giocato al rialzo, invece di chiuderci in sterili contrapposizioni di sorta. Volevamo discutere con il privato a colpi di matita, ma un’agile regia politica ci sfilava continuamente il tavolo. I risultati si sono visti.

Solo un matto non noterebbe, oggi, che si è inaspettatamente aperto un enorme spazio politico. Che chiede un lavoro che tuteli gli interessi pubblici rimasti inascoltati e, al contempo, valorizzi le energie private positive presenti, ma che sono rimaste schiacciate nella cancrena dell’attuale blocco di potere che regge la città da dieci anni. Sia chiaro, non è che questa energia in città non c’era; eccome se c’era, ma aveva smesso di credere in se stessa, nella possibilità che un disegno diverso fosse possibile e rappresentabile.

Il segno di matita rossa sui disegni della P1 ha improvvisamente dimostrato che… si può.

A tale richiesta di inversione di rotta non si può rispondere con le mezze parole, i tentennamenti, il “cerchiamo di sistemare”. Ora, e in fretta, è il momento delle parole chiare e dei fatti susseguenti. Di risvegliare le energie produttive positive e spiegarle che, da domani, la politica si occuperà anche di loro. Senza promettere miracoli, ma attenzione sì. Attenzione agli ultimi, a chi lavora, a chi produce, a chi studia per cambiare questo paese un giorno che verrà.

E allora, smettiamola di raccontarci balle, di fare calcoli prudenti su segreterie passate presenti e future, su candidati sindaci da legittimare e inesistenti, che se passa il momento senza lanciare un segnale chiaro, avremo stelle al petto ma stanze vuote.

Non si tardi ancora: un programma in netta discontinuità, una candidatura forte e un grande tour di ascolto della città e delle campagne non sono rinviabili. Si lanci la sfida, per vincere. Manisporche certamente non accetterà accordi al ribasso, e non ha timori a correre da sola se la discontinuità non sarà un fatto reale, ma ha voglia di correre insieme in una rinnovata compagine del cambiamento. Lo si faccia ora. La politica deve cogliere i momenti in cui la storia può cambiare, e noi riteniamo che questo sia uno di quei momenti, forse irripetibile.

Domenico Sampietro – 

Movimento Manisporche

 

E’ innegabile che la bocciatura ricevuta dalla SoleMare in Accordo di Programma rappresenta una ferita gravissima a un intero modo di intendere la politica e le relazioni ad essa connesse.

Da una mattina di metà novembre, il progetto che doveva essere il fiore all’occhiello, la cartina di tornasole di dieci anni di governo della città, cambia irrimediabilmente e in maniera drastica, dopo averne evidenziato errori, superficialità ed omissioni. Non è solo una batosta per la SoleMare, ma è una ferita alla dinamica politica che ha guidato il privato fin lì, e arriva in modo balordo e stonato. A cadere non è il progetto, ma la strafottenza politica che lo aveva accompagnato, per cui pur di fronte ad evidenti dati storico-urbanistici e a dubbie interpretazioni, tutto diventava possibile… bastava che la politica non si esprimesse mai.

Non si è espressa nello “scegliere” (ammesso che scegliere fosse opzione possibile) sui 10.000 metri quadrati in più concessi al privato; non si è espressa sull’utilizzo migliore cui destinare le aree non interessate da edifici residenziali alti 7 piani, che tornavano nella disponibilità di Comune e Autorità Portuale; non si è espressa sulla delocalizzazione a Lamalunga di una struttura turistico-ricettiva, con un PUG che prevede altre aree destinate a tale finalità urbanistica.

A fronte di tanta esasperazione e delirio di onnipotenza, spinti fino a richiedere un Accordo di Programma il cui assioma di base è il “tutti d’accordo altrimenti non si fa nulla”, alcuni enti coinvolti hanno svolto il proprio naturale compito, chiedendo prima di approfondire le carte e poi di rivedere completamente il progetto.

Tale novità ha contenuti molto rilevanti anche in termini più strettamente politici, perché sancisce, quasi per consunzione, la fine di un’era: quella dei dieci anni di Romani, della politica a servizio del privato e delle sue “magnifiche sorti e progressive”, dimenticando che c’è sempre un privato più potente a cui rispondere e che, senza interventi, la legge economica diventa inevitabilmente spietata.

Finisce l’era della politica del “mediocre vigile urbano”, che è tanto apparentemente efficace quando lancia l’onda lunga del privato, quanto sterile e inefficace quando deve sedersi a un tavolo e dare un’impostazione. Perché non lo sa fare, e deve suggerirlo qualcun altro cosa fare.

Soprattutto gli ultimi anni dell’amministrazione Romani sono stati una scarna fotografia e istituzionalizzazione del presente. Succede nel PZA (Piano di Zonizzazione Acustica) dove, invece di affrontare la questione, si richiama la carenza della devoluzione dei fondi per giustificare un’insensata inerzia amministrativa, senza alcuna visione prospettica. Succede con il sistema dei trasporti, che viene lasciato sospeso tra strisce blu, parcheggi inesistenti e parcheggi che verranno (e quelli che verranno, come nel caso di Via Marconi, saranno degli scempi). Succede con il monitoraggio ambientale che non parte perché “i soldi li troviamo, ma i tempi non ce li facciamo dettare da nessuno” e nemmeno dai cittadini che, a gran voce, hanno detto che hanno paura. Succede con i rifiuti, che cinque anni fa erano la pietra dello scandalo e, oggi, sono oggetto di un appalto plurimilionario assegnato e di una differenziata che non parte a regime neanche in città, mentre l’ecotassa non si schioda dai 25,82 euro/ton. Roba da pura miopia politica.

 

E invece, la clamorosa e imprevista bocciatura della Soprintendenza ha rotto l’incantesimo.

Ha scoperchiato il vaso di Pandora. Ha agitato i dubbi.

E se non fosse così? E se avessimo esagerato nel credere che lasciar fare tutto, ma proprio tutto, al privato fa rientrare “nell’affare” anche il cittadino? E se la politica avesse come prerogativa principale quella di essere arbitro degli uomini, e dare indirizzi, linee guida, contemperare gli interessi pubblici e privati, se del caso incazzarsi per difendere cittadini e categorie produttive che santi in paradiso non ne hanno?

 

Nella complessa storia della ex-cementeria è stato fatto di tutto per farci passare come coloro che non volevano la riqualificazione dell’area. Se questa ridicola idea non è passata, è perché l’abbiamo combattuta a suon di disegni (presentati anche se i tavoli di partecipazione non c’erano), analisi, controproposte che prevedevano tratti di cesello persino più moderni di quanto previsto dal progetto della SoleMare. Se si è arrivati a Capdevila, e Capdevila a immaginare una “finta” rambla, è perché abbiamo continuamente giocato al rialzo, invece di chiuderci in sterili contrapposizioni di sorta. Volevamo discutere con il privato a colpi di matita, ma un’agile regia politica ci sfilava continuamente il tavolo. I risultati si sono visti.

 

Solo un matto non noterebbe, oggi, che si è inaspettatamente aperto un enorme spazio politico. Che chiede un lavoro che tuteli gli interessi pubblici rimasti inascoltati e, al contempo, valorizzi le energie private positive presenti, ma che sono rimaste schiacciate nella cancrena dell’attuale blocco di potere che regge la città da dieci anni. Sia chiaro, non è che questa energia in città non c’era; eccome se c’era, ma aveva smesso di credere in se stessa, nella possibilità che un disegno diverso fosse possibile e rappresentabile.

Il segno di matita rossa sui disegni della P1 ha improvvisamente dimostrato che… si può.

 

A tale richiesta di inversione di rotta non si può rispondere con le mezze parole, i tentennamenti, il “cerchiamo di sistemare”. Ora, e in fretta, è il momento delle parole chiare e dei fatti susseguenti. Di risvegliare le energie produttive positive e spiegarle che, da domani, la politica si occuperà anche di loro. Senza promettere miracoli, ma attenzione sì. Attenzione agli ultimi, a chi lavora, a chi produce, a chi studia per cambiare questo paese un giorno che verrà.

 

E allora, smettiamola di raccontarci balle, di fare calcoli prudenti su segreterie passate presenti e future, su candidati sindaci da legittimare e inesistenti, che se passa il momento senza lanciare un segnale chiaro, avremo stelle al petto ma stanze vuote.

 

Non si tardi ancora: un programma in netta discontinuità, una candidatura forte e un grande tour di ascolto della città e delle campagne non sono rinviabili. Si lanci la sfida, per vincere. Manisporche certamente non accetterà accordi al ribasso, e non ha timori a correre da sola se la discontinuità non sarà un fatto reale, ma ha voglia di correre insieme in una rinnovata compagine del cambiamento. Lo si faccia ora. La politica deve cogliere i momenti in cui la storia può cambiare, e noi riteniamo che questo sia uno di quei momenti, forse irripetibile.

 

  • Domenico Sampietro –

       movimento manisporche

 

 

Per commentare accedi con i tuoi dati, se non sei registrato puoi farlo qui.

Monopolipress.it - Testata giornalistica on line registrata al tribunale di Bari il 19-11-2012 - Nr. R.G. 2676/2012 - Num. Reg. Stampa 43
Direttore responsabile Ruggero Cristallo, Ass. culturale Talento Inedito Editore C.F. 93449380729 - Contattaci - redazione@monopolipress.it
      
Powered by ActiWeb