OFFENDI SU FACEBOOK? E' DIFFAMAZIONE. LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE

Curiosità -

di Nino Sangerardi

Quelli che usano parole,frasi offensive sulle pagine del social network "Facebook" sono perseguibili tramite Legge penale.
Chi lo stabilisce? La Prima sezione penale della Corte di Cassazione.I Giudici, con entenza depositata il 9.01.2017, stabiliscono che "... la diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso l'uso della bacheca Facebook,integra l'ipotesi di diffamazione aggravata ai sensi dell'articolo n. 595 terzo comma del Codice penale. Si tratta di condotta potenzialmente capace di raggiungere un numero indeterminato o comunque quantitativamente apprezzabile di persone".
Secondo la Corte " l'aggravante dell'uso di un mezzo di pubblicità, nel reato di diffamazione, trova la sua ratio nell'idoneità del mezzo utilizzato di coinvolgere e raggiungere una vasta platea di soggetti, ampliando - e aggravando - in tal modo la capacità diffusiva del messaggio lesivo della reputazione della persona offesa, come si verifica ordinariamente attraverso le bacheche dei social network. Quest'ultime destinate per comune esperienza ad essere consultate da un numero potenzialmente indeterminato di persone, secondo la logica e la funzione propria dello strumento di comunicazione e condivisione telematica, che è quella di incentivare la frequentazione della bacheca da parte degli utenti, allargandone il numero a uno spettro di persone sempre più esteso, attratte dal relativo effetto socializzante".
"Tra l'altro-- scrivono i Magistrati--la circostanza che l'accesso al social network richieda all'utente una procedura di registrazione - peraltro gratuita, assai agevole e alla portata sostanzialmente di chiunque - non esclude la natura di "altro mezzo di pubblicità" richiesta dalla norma penale per l'integrazione dell'aggravante, che discende dalla potenzialità diffusiva dello strumento di comunicazione telematica utilizzato per veicolare il messaggio diffamatorio, e non dall'indiscriminata libertà di accesso al contenitore della notizia (come si verifica nel caso della stampa, che integra un'autonoma ipotesi di diffamazione aggravata), in puntuale conformità all'elaborazione giurisprudenziale della Suprema Corte che ha ritenuto la sussistenza dell'aggravante di cui all'art. 595 terzo comma Cod. Pen. nella diffusione della comunicazione diffamatoria col mezzo del fax e della posta elettronica indirizzata a una pluralità di destinatari".
Una pronuncia interessante a fronte dei non pochi neoanalfabeti che bazzicano dentro le "reti sociali" via internet.
Facebook per la sua natura social è l'approdo per eccellenza delle notizie create ad arte(fake news)che puntano ad orientare la pubblica opinione disinformata,condizionando quest'ultima grazie alla specificità "virale" del mezzo.Social network pieni di insulti, calunnie, baggianate che diventano linfa per quel repertorio giornaliero di rabbia,irrazionalità e frustrazione.
Illuminante quanto affermato da Umberto Eco: " La Tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore.Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità".
E' tempo,forse, di mettere in risalto,anche in tale pianeta del web,l'informazione corretta,professionale, di qualità.
Non semplice,visto che i fautori della cosiddetta "democrazia della rete" incitano e fanno credere ai navigatori del mare magnum chiamato "internet" che per fare comunicazione(l'informazione è tutt'altra storia) basta andare in giro a fare riprese con lo smartphone o svolgere il copiaincolla e "postare" il tutto dentro il social preferito.Di conseguenza qualsiasi pincopalla si trasforma in esibizionista-protagonista,comunicatore a caccia di migliaia di "mi piace" o visualizzazioni(per lo più farlocche, determinate dai vari algoritmi).
Comunque i nodi stanno venendo al pettine.
I vertici di Facebook, ma pure quelli di Google, per il 2017 hanno deciso di affidarsi ai professionisti dei mass media.Motivo?
Un gruppo di giornalisti dovrà vigilare su notizie e video e post per garantire la credibilità più elementare e civile.

 

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