PETROLIO NELL'ACQUA CHE CI ARRIVA IN CASA, LA REGIONE CHIUDE IL CENTRO ENI

Cronaca -

La tensione, ormai evidente da alcune settimane, tra la Regione e l’Eni - che in Basilicata lavora decine migliaia di barili di petrolio estratto dal territorio lucano - ha raggiunto il culmine nella sera della vigilia di Pasqua: la Giunta ha preso la clamorosa decisione di sospendere tutte le attività della mega-struttura di Viggiano (Potenza) a causa dell’inquinamento prodotto da uno sversamento dal Centro Olio Val d’Agri (Cova).

Lo «stop», in realtà, non potrà avvenire prima di alcuni giorni. Il prossimo, fondamentale, passaggio sarà la notifica del provvedimento (al quale in queste ore stanno lavorando gli uffici regionali) alla società petrolifera. Da quel momento in poi dovranno trascorrere almeno 48 ore per lo spegnimento degli impianti. Un’operazione già avvenuta circa un anno fa, quando le estrazioni furono bloccate in seguito all’inchiesta sul petrolio della Procura della Repubblica di Potenza. Dalla Basilicata arriva circa il 70% del petrolio estratto in Italia e circa il 23% del metano. Non a caso, subito dopo la riunione straordinaria della Giunta lucana, sabato sera, il governatore Marcello Pittella (Pd) ha comunicato la decisione ai Ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico, Gian Luca Galletti e Carlo Calenda.

Proprio Pittella nelle scorse settimane, in una conferenza stampa, aveva «avvertito» l’Eni, chiedendo un tempestivo intervento contro la presenza «molto cospicua» di inquinamento (manganese, ferro e idrocarburi policiclici aromatici) fuori dal Cova. La «migrazione» dell’inquinamento è però arrivata fino ad alcuni affluenti del fiume Agri, che confluisce nella Diga del Pertusillo, «fornitrice» di acqua anche alla Puglia. E così, «a fronte - è stato scritto nel comunicato della Regione - delle inadempienze e dei ritardi» dell’Eni, è stato deciso lo stop del Cova. Dal canto suo l’Eni, finora, ha «preso atto» del comunicato, evidenziando al tempo stesso la «massima diligenza e l'impiego di risorse per la messa in sicurezza». Chiari segnali di una tensione scoppiata nelle ultime settimane e che, a meno di nuovi ma per ora improbabili colpi di scena, porterà allo spegnimento (per la gioia di ambientalisti, di diversi partiti politici e di buona parte dei cittadini lucani) dell’imponente Centro Olio.

 

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