RIAPRONO I NEGOZI, COME SI COMPORTERANNO I CONSUMATORI? L'INDAGINE

Cronaca -

 Il Formatore degli Addetti Vendite in Italia, Mariano Tria, esperto e consulente nel settore retail, ha svolto una utilissima indagine per comprendere come tenderanno a comportarsi le persone alla riapertura di tutte le attività commerciali. Sono stati raggiunti ben 25.000 persone sul territorio nazionale, attraverso ogni canale social, da cui è stato estratto un campione di 1.000 persone che ha risposto a 16 domande, dal 22 aprile al 3 maggio 2020. La ricerca, da un lato ha evidenziato l’impatto che l’emergenza Coronavirus avrà alla ripresa sui comportamenti d’acquisto dei clienti, dall’altro ha fornito preziose indicazioni al retail sulle aspettative delle persone rispetto ai cambiamenti e al nuovo rapporto con i punti vendita. Come era prevedibile, al primo posto l’attenzione alla sicurezza nei negozi (49%). Quanto alla fiducia sul rilancio dell’Italia, entro un anno, in una scala da 1 a 10, il valore medio è risultato solo 6. Ma lo spirito patriottico, d’appartenenza, emerge dalla promessa di acquistare innanzitutto prodotti italiani (69%). 

“La partecipazione della gente è stata straordinaria - tiene a sottolineare Mariano Tria - perché ha dimostrato di voler essere ascoltata ed esprimere quello che sente in questo periodo così sfidante, oltre a voler fornire il proprio contributo alla ripresa, in maniera attiva. I risultati sono davvero interessanti e meritano di essere considerati. 

Su tutti, l’aspettativa che i negozi seguano scrupolosamente le disposizioni di sicurezza previste, con il 49% delle risposte; così come alla domanda specifica su cosa non si sopporterebbe affatto da parte degli addetti vendite durante la relazione in negozio, la risposta più gettonata (41%) è stata “superficialità e mancanza di rispetto delle regole sulla sicurezza”. Il fatto che le persone siano molto spaventate, impaurite, emerge dalla dichiarazione che nell’83% dei casi preferiranno portare da casa il proprio kit personale di sicurezza, pur se si aspettano che venga fornito comunque dall’attività commerciale. E sempre rispetto al forte timore di contagio, gli intervistati indicano, fra i servizi che più apprezzeranno da parte delle attività commerciali, la possibilità di ingresso su appuntamento (38%), seguita dalle informazioni in tempo reale sulla fila esterna (31%), fino alla conoscenza preventiva della effettiva disponibilità dei prodotti (21%).” 

Si discute molto su quanto le persone si adatteranno a frequentare le attività commerciali con le limitazioni previste, quindi mascherine, guanti, distanziamento e file, oppure se rinunceranno ad andare in negozi non essenziali. . Al riguardo, il 65% ha affermato che si adeguerà, il 35% preferirà evitare.

Tra i principali locali in cui i clienti non vedono l’ora di ritornare, troviamo quelli di abbigliamento e calzature (33%), ristoranti, bar e pizzerie (32%), centri benessere e palestre (14%). Allo stesso tempo il primato spetta sempre ai negozi di abbigliamento e calzature, con il 23%, quando si chiede ai consumatori a quali prodotti e relativi negozi rinunceranno sicuramente, almeno per i prossimi 6 mesi. A seguire, viaggi e vacanze (18%), ristoranti, bar e pizzerie (13%), tutto ciò che non è considerato necessario (9%), elettronica (5%), prodotti di bellezza e spa (4%), arredamento (3%) e altri con minime percentuali. 

“Fra tutte le risposte, colpiscono molto quelle relative alla capacità di spesa e ai relativi comportamenti – aggiunge Mariano Tria-. Alla domanda se le persone continueranno a spendere come prima o meno, le risposte sono abbastanza in equilibrio, rispettivamente 55% e 45%. 

Qualche buona notizia c’è, nonostante la situazione complessa: il 72% dei clienti afferma che andrà in un’attività commerciale innanzitutto per comprare, a patto che non ci sia un rialzo ingiustificato dei prezzi (8%); solo il 28% dichiara che andrà in negozio per fare un giro o dare un’occhiata. Ciò significa che la percentuale di vendita per ingressi aumenterà, se i venditori saranno davvero bravi; infatti, anche se diminuirà il numero di clienti, chi entrerà in negozio lo farà specialmente per comprare. E’ anche vero che il 13% segnala che non sopporterebbe l’insistenza del personale e l’8% la maleducazione. Ciò significa che se prima ci volevano eccellenti addetti vendite, come ho sempre detto nei miei corsi, ora ci sarà bisogno di veri e propri fenomeni, in grado di relazionarsi ad una clientela che è stata profondamente cambiata, innanzitutto a livello emozionale. Emerge, inoltre, la comprensione dei clienti verso il momento difficile attraversato dalle stesse attività commerciali, così fortemente penalizzate, al punto che l’85% sottolinea che non chiederà alcuno sconto in cassa, dimostrando complicità e supporto per il rilancio” 

L’emergenza sanitaria ha favorito la riscoperta degli acquisti di prossimità. Infatti, dalla ricerca emerge che ben il 91% delle persone, prima della riapertura dei centri commerciali, preferirà acquistare nei negozi nei pressi della propria abitazione piuttosto che spostarsi molto più lontano. E quando riapriranno le grandi superfici di vendita, il 58% dichiara che tornerà a frequentarli, il 42% eviterà innanzitutto per la paura legata agli assembramenti e al rischio che la sicurezza non sia garantita (50% di chi si asterrà). Da segnalare, fra chi non ne sentirà la mancanza, un buon 30% che dichiara di non apprezzare, a prescindere, i centri commerciali. 

Nel periodo di chiusure forzate, infine, sono schizzate le vendite online e, per il futuro, i consumatori si sono espressi in questo modo: il 32% continuerà ad acquistare metà online e metà nei negozi fisici, il 31% per tre quarti in store e per un quarto online, il 27% resterà fedele agli store. Ancora basse le percentuali in cui predomina l’online (6% tre quarti online e un quarto in negozio, 4% solo online). 

 

 

 

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